Arte e Natura

 

Il palazzo Aldi sorge sul margine di quello che fu il perimetro dell’abitato medievale di Campanianu, citato sin dalla bolla di Gerberto del 979 e solo dal 1197 come castrum. Per la conformazione naturale del blocco tufaceo su cui crebbe l’abitato, è probabile che solo il lato ovest del borgo (quello delle attuali via Castello – largo Torre fu fortificato con opere murarie.

 

Il nome del palazzo ricorda la famiglia Aldi, nota almeno dai primi del 1700 a Caiazzo per professionisti (sono noti un avvocato Vincenzo nel 1890, un farmacista Francesco, benemerito durante l’epidemia di colera 1867-68) e religiosi (il canonico don Nicola, fu anche poeta arcade dal 23 aprile 1703 con lo pseudonimo Eurio Euristerniano). Il palazzo Aldi è parte di un complesso impianto formato da almeno tre antichi edifici contigui. Quello cosiddetto (impropriamente) ducale, fu dei Ferrara – Vastano (poi Satriano – Ferrara). Conserva tracce di un edificio del XV-XVII secolo, ma ha l’aspetto tardo settecentesco – primo ottocentesco tipicamente neoclassico, sorta come spazio di disimpegno per i locali di servizio del palazzo Aldi. Questo è probabile che sia il risultato dell’unificazione di due distinti edifici più antichi (ciascuno con il proprio piccolo spazio aperto posteriore) forse riorganizzati in un unico complesso tra fine 1600 e prima metà del 1700.

 

La facciata del palazzo segue il tracciato curvilineo della strada. Il prospetto di palazzo Aldi è di gran pregio per le belle cornici in stucco delle sette finestre del piano nobile, di gusto vaccariano. Dei tre portali che danno accesso al complesso edilizio, quello principale è in pietra lavorata a bugne rettangolari (databile ai primi del 1700) e potrebbe coincidere con uno degli accessi originari. La chiave di volta sembra una realizzazione successiva al portale. Reca lo stemma della famiglia (due leoni affrontati ai lati di una porta posta al termine di una scala di tre gradini, il tutto sovrastato da una stella o un fiore a otto petali). Una rosta antica in legno chiude la parte curva del portale. Un portale secondario, più antico, dà accesso all’altro palazzo originario. L’atrio, a volta, reca nel soffitto la cornice dello stemma araldico, completo di corona ma con la parte principale del blasone imbiancata. Nel pavimento (al di sotto del vetro) è stata conservata la rampa, probabilmente di fine ottocento, creata per raggiungere le grotte sottostanti il palazzo. Dall’atrio si accede al piccolo cortile interno, chiuso, verso la valle, da un muro un piccolo portico a due arcate (nell’angolo restano il pozzo e il lavatoio). Sull’ala trasversale, probabilmente realizzata per articolare i percorsi in comune ai due edifici originari, si colloca una scala coperta, con rampa ad L, gradini in pietra e volte su pilastri, evidenziati da due grandi lesene. I decori in stucco sulle pareti, sui pilastri e le cornici delle porte e delle finestre che vi affacciano perfettamente simili a quelli della facciata. La scala è sovrastata (ma questo sembra un intervento posteriore, forse ottocentesco) da una sorta di loggia. Le piccole sale del piano nobile corrono su due file parallele al fronte stradale e conservano tracce di camini e servizi igienici. Le copertura sono con solai in legno. Il piccolo portale in stucco immediatamente a destra di quello principale dava accesso a rampe di servizio per raggiungere le cantine-cellaio sottostanti, realizzate cavando il tufo con cui sono costruiti i palazzi.

 

L’altro blocco edilizio originario (seppure unificato nel prospetto) aveva come accesso il piccolo portale in pietra ad arco, ed ha il punto di forza nel volume angolare verso la chiesa, grazie anche al piccolo balcone su mensole in pietra (la cui apertura è sicuramente successiva, a giudicare dalla cornice che imita, con accenti decisamente più classici, quelle del prospetto). [Pietro Di Lorenzo, giugno 2018]

 

Chiesa Rupestre

La chiesetta è collocata nel cuore del “Castello Ducale” di Castel Campagnano (Ce), raggiungibile attraverso una scala che collega la corte interna alle cantine sotterranee.
Un ambiente notevole e suggestivo legato ad una necropoli cristiana del XIV secolo, portata alla luce recentemente, alla quale si accede dai giardini della villa comunale.

 

I riti legati a questo luogo di culto, tuttavia, non dovevano essere originariamente di carattere funebre. In una bolla episcopale del 979 d.C. si fa riferimento a tre edifici sacri, di cui uno dedicato a Sant’Angelo.
L’ipotesi è ancor più rafforzata dai pregiatissimi affreschi che arredano la grotta.
Un primo gruppo di affreschi, risalenti alla metà del X secolo, hanno per oggetto rappresentazioni di vescovi, evangelisti e teorie di santi. Un secondo gruppo, databile alla fine dell’XI secolo, rappresentano la Madonna con Bambino seduta in trono e l’Arcangelo Michele col globo, simboleggiante il dominio di Cristo sulla terra.

 

Nei secoli seguenti, spogliata dell’altare e di diversi arredi, divenne un luogo di deposito e cantina della dimora seicentesca che domina la collina, sulla quale si sviluppò il centro abitato antico.

 

 

Cantine ipogee

 

Da non perdere sono le splendide cantine sotterranee, originariamente cave di tufo, utilizzate per la conservazione del vino. Alcune di esse raggiungono la profondità di 20 metri. Nei sotterranei di Palazzo Ducale si conserva la più antica cantina ad oggi nota, datata 1777. É possibile visitarla previa prenotazione. Simile ad una cattedrale nel cuore della terra, a 10 metri di profondità, un antichissimo cellaio di circa cento metri quadrati ci riporta indietro nel tempo. Interamente scavato a mano nel tufo, con milioni di colpi di scalpello, risale al X sec. d.C., epoca della fondazione di Castel Campagnano. Secondo alcuni storici, la cantina poteva far parte delle servitù esterne del Castello longobardo, sui cui resti nel ‘700 è stato costruito il Palazzo ducale. Alla cantina si accede da un ampio locale del XV secolo, con pozzo e fornacella, un tempo adibito a palmento. Oggi il primo piano accoglie la cantina "moderna" con i serbatoi di acciaio e le macchine per la vinificazione, mentre sottoterra è stata collocata la bottaia aziendale.

 

Necropoli

 

Le indagini archeologiche condotte nel 2008, attraverso una lettura del materiale archeologico rinvenuto, hanno datato la zona interessata, tra il basso medioevo e l’età moderna. Grosse modifiche all’assetto geo-morfologico dell’area sono state apportate agli inizi del XVIII, con la costruzione del Palazzo Ducale: allora fu, probabilmente, tagliato il banco di tufo naturale su cui si erge la struttura. I rinvenimenti di due loculi ricavati nel banco di tufo hanno restituito i resti di uno scheletro umano; ciò testimonia che l’area fu adibita ad uso sepolcrale.

 

Peschiera

 

"La Peschiera era costituito da una grossa vasca scavata nel tufo e da un piccolo fabbricato ad essa adiacente utilizzato come scuderia. Il sito era recintato e fin agli inizi degli anni ‘80 costituiva una pertinenza del settecentesco Palazzo Ferrara, a cui era collegato mediante un vialetto in terra battuta. La vasca risale intorno all’anno 1870 e, dopo un primo periodo di razionale utilizzo da parte dei proprietari, ha conosciuto un lungo periodo di decadenza fino alla fine degli anni ‘90, quando il comune di Castel Campagnano ha acquisito tutto il sito restaurando il piccolo edificio un tempo adibito a scuderia, trasformando la vasca in una piccola arena teatrale e realizzando i vialetti e aiuole”. Così il professore Mariano Frese nel suo libro Ricordi Campagnanesi pubblicato da Brignoli Edizioni descrive le origini e la storia della villetta comunale. Ora “La Peschiera”, o villetta comunale, è un parco pubblico, compreso di anfiteatro e bar, e spesso nell’arena nel periodo estivo vengono svolti spettacoli teatrali.

 

Chiesa SS. Madonna della Neve

 

Edificata nella prima metà del 1300 e ristrutturata nel 1753, come da iscrizione presente sul portale, la chiesa della Madonna della Neve ed il suo campanile sono caratterizzati da elementi in stile barocco e neoclassico. La chiesa presenta una configurazione planimetrica a croce latina con falso transetto, a navata unica con terminazione lineare e cappelle laterali collegate da passaggi posti dietro i pilastri cruciformi.

 

L’accesso dalla facciata neoclassica avviene attraverso una scalinata doppia, che crea un percorso a più livelli.

 

Varcato il portale in legno dalla semplice cornice in pietra bianca, si accede alla navata unica della chiesa. L’altare maggiore, realizzato nel XVIII secolo, e gli altari delle cappelle laterali (XX secolo) sono in marmi policromi. La chiesa custodisce quattro grandi pale settecentesche di scuola napoletana, una delle quali raffigura il miracolo della Madonna della Neve nell’atto della nevicata su Roma del 5 agosto del 348 d.C.

 

La leggenda narra che tra il 4 e il 5 agosto la Madonna apparve in sogno nella stessa notte sia a papa Liberio sia al nobile romano Giovanni Patrizio, gentiluomo ricchissimo che non avendo figli avrebbe voluto compiere un’opera pia col suo danaro, ma non aveva in mente una soluzione. Quella notte la Madonna chiese loro di erigerle un tempio nel luogo in cui la mattina seguente avrebbero trovato neve fresca.

 

L’indomani la notizia della nevicata estemporanea si era diffusa in tutta Roma e il papa e Giovanni, procedendo per strade diverse e seguiti da una grande moltitudine si incontrarono sulla cima del colle Esquilino, che era effettivamente imbiancata da un sottile strato di neve. Con un bastone il papa tracciò il perimetro della chiesa che Patrizio fece erigere a proprie spese. Nasceva la basilica della Madonna della Neve.

 

 

LA NATURA

 

 

Siamo al confine tra il territorio casertano e quello beneventano, lì dove i fiumi Calore e Volturno si congiungono per proseguire il percorso verso la costa tirrenica. Dolci pendii, variopinte colline e fertili pianure, insieme a vigneti e uliveti, formano un paesaggio pittoresco che ricorda molto da vicino i panorami toscani. Questa incantevole cornice naturalistica, caratterizzata anche da un clima salubre e frizzante, è lo sfondo ideale per fare lunghe e piacevoli passeggiate a piedi, a cavallo o in bici, per rilassarsi nella natura, e, per chi ha un po’ di fortuna, fare simpatici incontri con esemplari della fauna locale. Diversi sentieri, partendo dal borgo di Castel Campagnano, conducono verso il bosco, le colline e lungo il fiume. Sentiero della Quiete, Sentiero dell’Accocchiatora e Attraverso luoghi e sapori, sono alcuni degli itinerari realizzati dal gruppo Trekking Castel Campagnano, nato grazie alla passione per lo sport e per la natura di due giovani del posto.